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Writing Sound #1 di Luciana Berti

Writing Sound #1 è espressione di una riflessione sulla percezione del suono e sugli esiti dell’ascolto, elaborata nell’ambito di Liminaria 2017 e realizzata attraverso lo strumento dell’intervista. Agli abitanti del Fortore e alle persone di passaggio in zona è stato chiesto di ascoltare due tracce audio, composte dal sound artist Philip Samartzis e individuate insieme ai curatori Leandro Pisano e Beatrice Ferrara, con il supporto dello staff del progetto.

Per WS#1 è stata proposta una rivisitazione del programma televisivo della regista Agnès Varda, “Une Minute pour une Image”, trasmesso nel 1983 sul canale FR3. In quel caso, all’intervistato era chiesto di descrivere una fotografia, perché l’interesse di Varda era compiere un’indagine sulle molteplici letture che possono scaturire da una stessa immagine. Invece, per questa sezione di Liminaria, l’immagine è stata utilizzata come supporto visivo, nel caso l’intervistato non fosse riuscito a individuare l’oggetto della registrazione audio. WS#1 si è rivelata un’occasione per entrare in contatto con gli abitanti del Fortore, per discutere di temi relativi al territorio, alle scelte politiche, alle implicazioni etiche, agli aspetti sociali della vita della comunità, oltre che di percezione del suono, della gerarchia dei sensi e di altre questioni ambientali.

L’audio 1 è stato scelto da Philip Samartzis ed è stato registrato nel laboratorio di Nicola, noto fabbro e artista di metalli di San Marco. Il suono del martello che batte il metallo, il fischio del fabbro a lavoro e il cinguettio degli uccelli in sottofondo, rendono l’audio facilmente riconoscibile. Gli ascoltatori non hanno avuto difficoltà a identificare l’origine del suono perché, come ha sottolineato l’artista, questo mestiere rispecchia ancora fortemente la cultura di San Marco dei Cavoti e, sebbene molto diffuso in Italia, nel giro di alcuni decenni andrà esaurendosi, come è accaduto già altrove.

L’audio 2 è stato scelto per la complessità del suono prodotto dalla pala eolica, della quale un attento ascoltatore può percepire una stratificazione di elementi, dalla turbina, al vento che attraversa le pale e che scuote la vegetazione sottostante. L’ascolto non consente un immediato riconoscimento della fonte sonora, benché le pale eoliche rappresentino un elemento fortemente caratterizzante del territorio del Fortore. L’audio ha permesso di affrontare un breve dialogo sulle energie rinnovabili, sul paesaggio, sull’inquinamento sonoro e su argomenti socio-economici.

WS#1 non è un esperimento sociologico né antropologico ma il tentativo di creare delle connessioni con le persone, a partire da strumenti di cui ogni giorno siamo fruitori distratti, riportando l’attenzione su particolari che sono parte del nostro vissuto e sui quali non abbiamo modo di soffermarci.

WS#1 è stato realizzato con un piccolo campione di intervistati, la cui conoscenza delle componenti del territorio è sembrata condizione indispensabile a una comprensione intensiva dei suoni. Eppure, in quanto strumento, WS#1 potrà evolvere, essere replicato e adattato per rintracciare costanti e mutamenti, individuare nuove relazioni tra natura e suoni, tra spunti teorici e ricerche artistiche, tra percezione degli abitanti e impressioni dei viaggiatori.

 

 

Interviste:

– F., 56 anni, donna, San Marco dei Cavoti, Italia:

audio 1: Riconosco un martello che batte sul ferro, deve essere un fabbro.

audio 2: Mi sembrano delle api…o uno strumento per la falciatura. Non riesco a capire cosa sia ma il suono non è fastidioso. [Le viene mostrata l’immagine] Non avevo capito che fosse il suono di una pala eolica. Certo, hanno portato un buon indotto in alcuni settori ma non così consistente come ci si augurava. E poi hanno rovinato il paesaggio. Non sono di San Marco e sono venuta qui anni fa la prima volta con mio marito, il paesaggio era un’altra cosa, era bellissimo.

– A., 37 anni, uomo, S. Marco dei Cavoti, Italia:

audio 1: É Nicola che lavora il ferro. L’ho riconosciuto subito perché ho visto l’artista che registrava il suono.

audio 2: Queste mi sembrano pale eoliche, per me hanno un suono molto caratteristico. Cosa ne penso? E tu cosa ne pensi? Noi siamo abituati, fanno parte del paesaggio. Trovo più invadente il suono delle campane della chiesa.

– J., 33 anni, uomo, Minneapolis, USA:

Audio 1: Mi sembra qualcuno che lavora il ferro.

Audio 2: Non riesco a capire cosa sia, sento del vento. [Gli viene mostrata l’immagine] Si, ora la riconosco conosco, è una wind turbine, in alcune zone vaste e pianeggianti degli Stati Uniti ce ne sono moltissime e interrompono la monotonia del paesaggio. Qui invece c’è un paesaggio diverso, variegato ed è strano vederle.

– V., 13 anni, uomo, Baselice, Italia:

audio 1: Non lo so. Ah, sì, come si chiama quello che lavora il ferro?

audio 2: Non riesco a riconoscere questo suono [Gli viene mostrata l’immagine]. Si, so a cosa servono. A scuola mi hanno detto che le pale eoliche sono una cosa buona perché producono energia ma non vanno bene per la salute. A me piacciono, ci sono andato con i miei amici con la bicicletta però secondo me il paesaggio sarebbe più bello se non ci fossero.

– M., 55 anni, uomo, S. Marco dei Cavoti, Italia:

audio 1: Sembra qualcuno che lavora il ferro con il martello. Potrebbe essere Pasquale.

audio 2: Questo non so cosa sia, non è un rumore familiare. È fastidioso, sento del vento.

– C., 22 anni, uomo, Montefalcone, Italia:

audio 1: Mi sembra un uomo che lavora, un muratore.

audio 2: Cos’è, il vento? [Gli viene mostrata l’immagine] Ah, infatti sentivo il rumore del vento e non riuscivo bene a capire cosa fossero gli altri rumori. Per sentire il rumore delle pale eoliche bisogna andare vicino, dal paese non si sentono. No, non ci vivrei mai vicino, fanno un rumore costante e fastidioso. Sai, questo è il parco eolico più grande di Italia, ma non è un vanto, è un’occasione persa. Sono venuti qui e le hanno costruite prima che potessimo accorgerci di cosa stesse accadendo

Tu che ne pensi? [Si rivolge a un anziano] Penso che non sono una cosa buona, mi ricordo prima senza le pale eoliche che bello che era. Se fosse stata la mia terra non avrei mai permesso che fossero costruite, non sono buone per la salute e noi non ci guadagniamo niente. Se fosse stato per una strada più veloce allora sì che avrei concesso la costruzione. Sì, qui siamo abbastanza isolati, non ci sono strade che collegano bene il paese.