2018 — Interferenze 2003-2018: risonanze rurali

Curatori: Leandro Pisano e Beatrice Ferrara

Allestimento: Alessandro Esposito

Contributi di: Enrico Ascoli, Luca Buoninfante, Jo Burzynska, Angus Carlyle, Enrico Coniglio, Alejandro Cornejo Montibeller, Nicola Di Croce, Fernando Godoy, Miguel Isaza, Raffaele Mariconte, Mollin + Voegelin (David Mollin + Salomé Voegelin), Yasuhiro Morinaga, Alyssa Moxley, Philip Samartzis, David Vélez, Sarah Waring


Questa mostra ripercorre, attraverso una serie di lavori realizzati da artisti in residenza invitati nel corso degli anni a realizzare progetti context-specific, oltre quindici anni di ricerca nei territori rurali del Sud Italia in diverse aree, dall’Irpinia al Sannio, dal Cilento al Fortore beneventano. In questo percorso, vengono presentati lavori che rientrano geograficamente all’interno del perimetro della Campania, attraverso la costruzione di una mappa sonora “invisibile” di voci, luoghi, paesaggi.
Nato come festival dedicato alle arti sonore, alle tecnoculture ed alla ruralità, Interferenze si è trasformato nel corso del tempo in una piattaforma di ricerca che ha poi dato origine a numerosi format: laboratori e residenze, progetti di studio come Mediaterrae Vol.1, Barsento Mediascape, Risonanze di Vino, Liminaria.

La mostra presentata in questa sede è una delle traiettorie di risonanza di questo lunghissimo attraversamento di territori a Sud, uno degli infiniti possibili mondi sonori generato dal flusso di ascolti, corpi, idee che questo progetto ha veicolato con sè nel corso del tempo.

In questo contesto, il suono si fa dispositivo di indagine, immergendosi nel regno dell’impercettibile alla vista, rispetto ad una serie di processi materiali, culturali, sociali, economici ed ecologici, che mettono in discussione in senso “acustemologico”, e cioè di conoscenza tramite l’ascolto, una serie di paradigmi e discorsi politici che relegano i territori rurali ad un destino di marginalità e di invisibilità nell’epoca contemporanea.


Enrico Ascoli
“Foodjob”
2010

“Foodjob” è una performance nata e pensata per il festival Interferenze 2010 e poi, successivamente, portata in giro per il mondo negli anni successivi. Foodjob parte dall’interazione tra l’artista sonoro Enrico Ascoli e un cuoco come portavoce di una tradizione culinaria. In questo brano, che è la registrazione live della prima assoluta del progetto, il 24 luglio 2010 a Bisaccia, in Irpinia, il cuoco coinvolto è stato l’irpino Pompeo Limongiello, insieme al quale Ascoli ha costruito una ricetta/spartito performata dal vivo, mettendo al centro ed in scena i suoni ed i gesti dei vari processi con cui vengono trattati gli ingredienti. Ne risulta un concerto elettroacustico a tratti delicato e liquido, in altri croccante e vivace, in altri ancora duro e rumoroso. La performance si è conclusa con l’assaggio da parte del pubblico della ricetta eseguita, il baccalà fritto con peperoni.


Luca Buoninfante
“A Sonic Journey”
2018

“A Sonic Journey” è il risultato del workshop di Liminaria svolto a Sapri dal 20 al 26 agosto 2018. Tratto dal live set tenuto nella serata finale, il brano è composto dai materiali sonori raccolti a Sapri nel corso del workshop e percorre un ideale viaggio sonico condensando gli eventi in un unico surreale racconto. L’attività umana, la città, il mare e gli elementi creano un contrappunto con manifestazioni soniche sociali, corporee e personali, nascendo e concludendosi con un ideale battito cardiaco dopo aver percorso addensamenti e rarefazioni dettate dal ritmo dei luoghi.


Jo Burzynska
“Risonanze di vino: two soundscapes”
2018

Risonanze di Vino” è un progetto di residenza nel quale Jo Burzynska, sound artist e scrittrice vinicola neozelandese, analizza le interazioni tra suono, vino, culture e sensi in alcune aree di produzione enologica (Monte Taburno, Valle Caudina) nelle zone interne della Campania. Si tratta di un lavoro che mira a scoprire le risonanze che esistono tra le connessioni sensoriali ed affettive dei vignaioli locali con i loro vini e la loro terra. Le risposte ottenute hanno guidato il processo di registrazione all’interno dei loro vigneti e delle cantine, che poi ha fornito i materiali per la creazione di paesaggi sonori site-specific per ogni vino dei sei produttori visitati.
In occasione di questa mostra, vengono proposte due tra queste composizioni, dedicate ad altrettanti specifici vini e presentate dalle parole dell’autrice.

1) “Vallisassoli – New and Ancient Resonances” (vino: Vallissasoli 33/33/33, 2013)

Nella prima traccia, le campane della Chiesa di San Giovanni Battista di San Martino Valle Caudina, che ho registrato da un vigneto tricentenario, concludono il lavoro sonoro. Dal punto di vista percettivo, esse hanno lo stesso tono chiaro, la purezza e la ricchezza sonora che corrispondono ai profumi del vino. In mezzo al suono delle campane, grilli ed insetti cantano nei vigneti di Vallisassoli, pulsanti ed organici, che esprimono la freschezza del vino, così come i toni alti del vino che fermenta che sono parte pure di questo lavoro sonoro. Le campane simboleggiano l’antica tradizione di invecchiamento del vino ma ne annunciano nel contempo una nuova.

2) “Masseria Frattasi – My Mountain” (vino: Masseria Frattasi SVG920, 2017)

Questo secondo lavoro sonoro insieme con il vino a cui si riferisce proviene da un altezza di oltre 800 metri sul Monte Taburno, in Campania. I vigneti sono “drammatici” e le registrazioni lo sono ancora di più, considerando la tempesta che è scoppiata mentre ero lì. Il suono della pioggia catturato vicino i pampini dell’uva si adattano molto bene all’alta acidità di questo Sauvignon Blanc di quota elevata. Le rocce sono parte del paesaggio sonoro: il loro timbro lievemente ruvido e l’alto tono quando vengono strofinate insieme sono stati elementi adoperati in questa composizione come complemento rispetto alla mineralità del vino.


Angus Carlyle
“Altopiano”
2015 / 2018

“Altopiano” è la ricostruzione di una colonna sonora realizzata per Into the Outside, un film in collaborazione con Chiara Caterina, commissionato in origine dal festival Liminaria.

Al di fuori dal calore e dalla luce del giorno e dentro la notte con le sue scale, le sue forme e i suoi ritmi. Nella oscurità notturna, i suoni viaggiano da lontano e vicino e l’’aria – ora calma e ora pronta a muoversi – la terra, l’acqua, le stelle e la luna sono luoghi su cui soffermarsi, da contemplare, ascoltare, guardare, ricordare. I suoni sono stati catturati da ogni tipo di microfono – sia convenzionali che esoterici – e tuttavia essi potrebbero essere sovrapposti in livelli simultanei, i materiali stessi sono grezzi e non processati, ruvidi e pronti.
Ciò che sentiamo evoca il tempo atmosferico, il paesaggio ad altitudine elevata e gli animali che dimorano in quel luogo. I suoni umani – l’antropofonia – sono pure importanti: le macchine e i veicoli, gli stessi dispositivi di registrazione, gli stranieri, gli amici, io stesso.

Le luci ad intermittenza che brillano dalle turbine eoliche sugli altipiani erano come stelle discese sulla terra, una costellazione rossa dalla quale potevamo navigare durante il nostro vagare tra le rane ed i granchi di fiume, dove le volpi, i gufi, i pipistrelli, gli uccelli notturni, i grilli e cani lontani erano sul bordo delle cose e dove gli asini respiravano affannati come quando le recinzioni di metallo sferragliano. Le persone erano fuori dall’oscurità, allo stesso tempo, automobilisti o motociclisti di passaggio, trattoristi, coloro che ci guidavano verso atmosfere speciali, e poi quelli che ci hanno raccontato dei loro mondi dopo che il sole è calato oltre la linea dell’orizzonte, e del “tempo della notte che è più breve”.


Enrico Coniglio
“Sounding out the Watershed”
2015

Enrico Coniglio propone un’installazione basata su registrazioni effettuate durante tre giorni di residenza nel cuore del Fortore, inseguendo i flussi di suoni che attraversano il paesaggio rurale delle aree a margine tra i comuni di San Marco dei Cavoti e Baselice. Un lavoro che si interroga sull’identità di un “territorio lento”, connotato ancora oggi da una forte tipicità sonica (topofonia = l’insieme dei suoni che appartengono ad un dato luogo e ad un dato tempo) legata al paesaggio tradizionale, che resiste agli assalti della contemporaneità, seppur pesantemente contaminato sul piano scenico/visuale da elementi ad esso esogeni. Per scoprire infine che probabilmente l’intero Fortore è un’area “a margine” se considerato nel suo insieme ad una scala semplicemente più vasta.


Alejandro Cornejo Montibeller
“Famiglia, natura, vibrazione”
2015

I suoni sono sempre presenti, nella vita comunitaria, in famiglia, nella natura. La ruralità contemporanea ci permette di capire le frontiere fra gli uomini, natura e modernità.

Far parte di un luogo significa capire le sue vibrazioni e interazioni, le sue particolarità e cicli quotidiani. Si tratta di un lavoro prodotto nell’ambito del progetto “Conexión rural”, che mette a confronto il sud rurale del Perú con il centro-sud dell’Italia, tra Abruzzo e Fortore beneventano: territori riletti attraverso uno stesso metodo di indagine, che procede per comparazione di due aree geograficamente distanti, ma con diverse similitudini.


Nicola Di Croce
“Retorica – Tentativi di dialogo con un sindaco”
2018

La traccia nasce dal periodo di residenza svolto a Guardia Sanframondi nel luglio 2018, e in particolare mette in dialogo alcune registrazioni ambientali realizzate nel cuore del centro storico con un discorso del Sindaco del Comune, Floriano Panza, invitato ad intervenire durante la performance finale della residenza. Il collage che ne deriva unisce provocatoriamente la curiosità dell’amministrazione comunale riguardo al tema del paesaggio sonoro, la retorica del discorso politico incentrato sullo sviluppo territoriale, e le voci del territorio che invecchiano pregando con Radio Maria.


Fernando Godoy
“Dodici”
2016

“Dodici” è la versione stereofonica di un’installazione che è stata presentata nel villaggio rurale di Ginestra degli Schiavoni, nel Sud dell’Italia, durante l’edizione 2016 del festival Liminaria. È un lavoro nato durante una doppia residenza (nelle aree rurali di Pollinaria, in Abruzzo e di Montefalcone di Valfortore, in Campania) due è stato sviluppato un progetto di registrazioni sonore della cucina di famiglie rurali. Sono state registrate le preparazioni, interviste e storie, così come poesie e vecchie canzoni che parlano di cibo. Inoltre, durante il periodo di residenza a Montefalcone, sono state effettuate registrazioni di suoni di campane, per l’importanza di questa sonorità nel borgo, ma anche di storie che collegano le campane stesse con i rituali quotidiani legati al cibo. Tutti questi materiali sono confluiti in un’installazione in una stanza buia, composta da una serie di mobili appartenenti ad una signora montefalconese, con un tavolo, una sedia, una lampada, un piatto di metallo e due pentole di rame. L’installazione ha generato un’esperienza di ascolto creata dall’uso di trasduttori sul piatto e sulle pentole, in cui gli “altoparlanti” metallici riproducevano una versione a tre canali dell’audio che si può ascoltare in questa versione.


Miguel Isaza
“Reminiscence”
2016 / 2018

Pezzo basato sulle registrazioni di ambiente raccolte a Ginestra degli Schiavoni durante Liminaria 2016. Combina i principali temi sonori e concettuali che ho sviluppato durante la mia residenza: da una parte gli animali (tema esplorato in “Ethereal Fortore: Swarm”), dall’altra la devozione (focus di “Ethereal Fortore: Prayer”). Animali da diverse zone del villaggio sono presenti, specialmente gli insetti a causa delle loro proprietà microsoniche, e vacche, per le campane. La devozione è indagata attraverso la registrazione dell’organo nella chiesa di Ginestra, processata fino ad estendersi nel tempo e ad esplorare le proprietà tonali ed ecoiche. Entrambe le fonti sonore sono fuse in modo che esse possano restituire un senso di ecologia eterea che riguarda una terra di mezzo acusmatica dove l’aspetto immateriale del suono possa dialogare con la sua materialità, permettendo all’atto di ascolto di rivelare le proprie dimensioni plastiche, territoriali, culturali e spirituali nello stesso dialogo.


Raffaele Mariconte
“Fortore, 2014-2016”
2016

Questa soundscape composition è basata su una serie di field recordings raccolti nella regione rurale del Fortore tra il 2014 ed il 2016. Strati sovrapposti di racconti popolari e favole estremamente dilatati, costituiscono l’oscuro tappeto sonoro sul quale emergono suoni naturali (vento, suoni notturni ed acquatici) e tecnologici (meccanismi di orologi e pale eoliche), tutte impronte sonore e toniche caratterizzanti il presente e il passato di questo territorio.


David Mollin and Salomé Voegelin (Mollin + Voegelin)
“A Cartography of Knuckles and Fingertips”
2018

Nocche delle dita e polpastrelli strisciano lungo le mura, misurandone la superficie attraverso la friabilità della carne, per registrare nel sangue e nelle tracce di pelle quel luogo che la mappa non può afferrare: lo spazio stretto e rigido tra edificio e corpo, tra materiale e pelle; lì dove la simultaneità ha conseguenze fisiche; dove l’architettura non ospita ma costruisce movimenti ed immobilità; e dove la pelle paga maggiormente lo scotto del desiderio di sentire ciò che arresta il movimento del corpo e ciò che rende l’edificio vuoto. Qui le nocche delle dita e i polpastrelli performano tutta un’analisi forense dell’invisibile come tracciamento acustico e come ricerca di un punto di accesso nel sito di interazione.


Yasuhiro Morinaga
“La donnaccia”
2011

Nel 1963, il piccolo borgo irpino di Cairano ospita un esperimento di cinema neorealista, diventando scenario per le riprese del film “La donnaccia”, diretto dal regista Silvio Siano, nel quale gli abitanti del piccolo paesino irpino partecipano come attori o comparse. Il film, riscoperto pochi anni fa dopo il fortunoso ritrovamento dell’unica copia superstite negli archivi di un collezionista, racconta le critiche condizioni di vita di quel periodo, affrontando temi come l’emigrazione e la superstizione. Yasuhiro Morinaga, nel corso di una residenza artistica durata circa un anno e spesa in Irpinia tra il 2011 ed il 2012, ha realizzato una composizione in cui il film viene sonorizzato e, in occasione di questa mostra, ne presenta un estratto.  


Alyssa Moxley
“Ora”
2018

“Ora” (versione studio) è una composizione creata da registrazioni effettuate durante la residenza Liminaria a Guardia Sanframondi, in Italia, nel luglio 2018. Il pendolo che ticchetta sulla torre restaurata ma non funzionante nella chiesa dell’Ave Gratia Plena, un dispositivo progettato e costruito dall’ingegnere locale Alfonso Sellaroli nel 1870 guida il ritmo del lavoro. Sellaroli spostò nel corso della sua vita il suo studio di ingegneria in un borgo vicino, Cerreto Sannita, dove fu poi incaricato di progettare il primo impianto locale di illuminazione pubblica. Cerreto Sannita, a differenza di Guardia Sanframondi, era abbastanza ricco all’epoca per dotarsi di un sistema elettrico pubblico, a causa della fiorente attività artigianale legata alla produzione di ceramica. La periodicità di oscillazione del pendolo è affiancata in modo complementare dalle frequenze irregolari dell’organo della stessa chiesa, dei lavori in studio di un ceramista a Cerreto Sannita, delle campane di una chiesa, del fiume di Pontelandolfo, di bambini che giocano con un cartello, di canzoni folk e della flora e della fauna del borgo. Il lavoro esplora la possibilità di ascoltare simultaneamente diversi tempi rappresentativi, come in una sorta di palinsesto sonoro.


Philip Samartzis
“Perpetual Motion”
2017 / 2018

“Perpetual Motion” è una composizione basata su registrazioni sonore di un paesaggio sonoro sommerso dalla tecnologia delle pale eoliche. Qui, la forza potente del vento viene trasformata da energia cinetica in elettrica attraverso dei rotori che girano permanentemente. L’aria turbolenta, saturata da particelle cariche, conferisce volatilità all’ambiente bucolico. Questa composizione sottolinea la tensione tra i produttori agricoli tradizionali ed il paesaggio industrializzato in cui ora essi si trovano ad abitare.


David Vélez
“The Pace of Time in the Wheat Fields of Southern Italy”
2016

Questa composizione sonora è basata su registrazioni d’ambiente non processate ed effettuate in un’unica sessione nei pressi del villaggio di Montefalcone di Valfortore, in Italia, all’interno di distese di campi di grano. È un lavoro che è stato realizzato nel corso della residenza Liminaria curata da Leandro Pisano e Beatrice Ferrara.


Sarah Waring
“Guardians of Guardia / Guardie di Guardia”
2018
(lettura: Sarah Waring, Pasquale Di Cosmo; traduzione italiana: Beatrice Ferrara)

Al di sopra del villaggio, i pastori si occupano di un enorme gregge, la sola mandria nelle vicinanze; al di sotto di ogni nuova pratica agricola esiste una serie di aspirazioni complesse basate sulla visione e sulla determinazione. Vincenzo ed io ci siamo incontrati un giorno in un bar del posto. Lui, giovane agricoltore, ha abbandonato tempo fa il suo lavoro di organizzatore di eventi a Bologna per allevare pecore con suo fratello. Ci siamo raccontati a vicenda storie di mungitura e, dopo aver capito che non ero una ‘novellina’ arrivata il giorno prima dalla città, lui mi ha invitato a visitare il gregge. Essendomi trasferita da Londra in un piccolo villaggio in Friuli diversi anni fa, riuscivo a comprendere a pieno il suo impulso a vivere ed a lavorare in campagna. Per molti, la ruralità è sinonimo di mancanza di scelta, per pochi altri, invece, essa prelude alla libertà dalle richieste pressanti dell’ambiente urbano.

Durante i giorni successivi abbiamo fatto tre visite al gregge: due durante il giorno ed una di notte. Le registrazioni sonore che ho fatto in ogni occasione sono state montate insieme per formare un paesaggio sonoro di pascolo, ruminanza, belati, richiami e campanelli, della durata di tre minuti.
Il primo giorno abbiamo incontrato Andrews, in un campo sotto un albero. Ci siamo stretti la mano, scambiandoci subito qualche parola. Lui, giovane richiedente asilo ghanese che è stato in Italia un anno e tre mesi, lavora sette giorni su sette per aumentare le possibilità di dimostrare il suo diritto alla libertà di movimento.
Nello scrivere un breve testo, ho cercato di riconoscere le motivazioni di coloro che lavorano insieme ma vivono circostanze diverse.
Di sera, durante la presentazione finale della residenza, Andrews ed altri richiedenti asilo sono scesi nel villaggio. Sono stati ricevuti dall’assessore alla cultura locale prima che Guardiani di Guardia fosse letto in inglese e poi in italiano e che questa composizione sonora fosse performata.

Partendo da posizioni molto differenti, Andrews ed io abbiamo  una lingua in comune, a causa di uno spiacevole passato coloniale; entrambi non cittadini italiani, siamo in contatto e spesso parliamo al telefono. Sta ancora attendendo i suoi documenti.