Raffaele Mariconte
Friday 20 February 2015
Field recording nel Fortore

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L’esperienza di Liminaria 2014 ha avuto un’anteprima nella notte tra il 3 e il 4 maggio con l’evento di ascolto Reveil/SoundCamp, un live broadcasting di 24 ore di suoni che hanno attraversato l’alba terrestre, realizzato attraverso un network di streamers in tutto il mondo riuniti nell’International Dawn Chorus Day.

A rappresentare il nostro meridiano c’eravamo anche noi di Interferenze a cui i collaboratori locali del nascente progetto Liminaria avevano messo a disposizione una “camera con vista sonica” nell’accogliente B&B Sant’Alfonso di San Marco dei Cavoti. Eseguiti e testati i collegamenti di audio e rete, scelta la giusta posizione dei microfoni, rigorosamente in configurazione stereo per esaltare la spazialità della registrazione, levataccia alle tre del mattino per farci trovare pronti dal campo base quando siamo stati chiamati e trasmessi in diretta streaming. Nonostante la chiamata al nostro stream sia durata solo pochi minuti, il tempo del sorgere del sole, per tutto il periodo dell’attesa sono rimasto all’ascolto, in cuffia e in religioso silenzio, con i microfoni rivolti verso i suoni del bosco e della vallata che si aprivano fuori dalla finestra.

L’esperienza è stata soprendente: un magma sonoro Hi Fi (inteso alla Schafer) risultato di un caos organizzato che ha esaltato la biodiversità acustica della valle. A parte qualche interferenza da canis lupus familiaris, il bosco ha reso cupi ed inquietanti versi di animali e uccelli notturni che mano a mano con l’avanzare del crepuscolo andavano in dissolvenza con i più rassicuranti cinguettii e versi animali della fauna diurna. L’effetto dell’immagine stereo in cuffia e l’amplificazione dei microfoni, che permette di portare in primo piano anche suoni che ad orecchio nudo verrebbero percepiti come piccoli e lontani, aggiunto alle poche ore di sonno, hanno reso quasi ipnotica l’esperienza. Peccato non avere troppa padronanza con l’etologia: sarebbe stato fantastico riuscire a decodificare i singoli esecutori dell’orchestra.

Due mesi dopo, siamo a fine giugno, e si entra nel vivo di Liminaria con la settimana di residenza nel Fortore. Il mio lavoro consisteva nel raccogliere alcuni dei suoni caratteristici di questa zona e documentare le narrazioni degli anziani del posto a supporto del lavoro di Isabella Pedicini. Alcuni di questi suoni, opportunamente montati da essere il più possibile coerenti ed evocativi su ogni singola narrazione e supportare il flusso continuo delle storie, hanno costituito la base sonora della performance finale Lupus@Agnus.

Tecnicamente ho preferito lavorare con uno schema mentale classico, lineare e pulito, partendo dalle teorie magistrali sul Soundscape elaborate dalla scuola canadese di Raymond Murray Schafer e dai concetti del bioacustico e field recordist Bernie Krause. Prima di premere “rec” sui dispositivi ho sempre ascoltato con attenzione ciò che stavo per riprendere, con in mente i concetti di:
• Tonica (Keynote Sound) – un suono che potrebbe non essere udito coscientemente ma che “evidenzia il carattere del luogo”
• Segnale (Sound Signal) – un suono in primo piano che viene ascoltato consapevolmente e codifica dei messaggi o delle informazioni
• Impronta sonora (Soundmark) – un suono caratteristico e specifico di un determinato luogo

Distinguendo tra:
• I suoni prodotti dagli esseri viventi non umani (Biophony)
• I suoni naturali non biologici (Geophony)
• I suoni prodotti dagli umani (Antrophony)

Riguardo alla cosiddetta ‘dinamica’ del suono, ho cercato di ottenere sempre il miglior rapporto complessivo tra segnale e rumore, che dipende anche dalla qualità del paesaggio sonoro (Hi – Fi con alto rapporto tra segnale e rumore di fondo, Lo – Fi con basso rapporto tra segnale e rumore di fondo). Questi semplici schemi mi hanno poi guidato anche nell’editing e nel montaggio delle varie riprese sonore.
Le attrezzature tecniche a supporto erano costitutite da un registratore digitale portatile con sei canali di registrazione in ingresso e alcune capsule microfoniche stereo intercambiabili (tipo XY o Mid/Side) e una Shotgun utile per isolare la ripresa di una singola sorgente sonora in ambiente rumoroso.

Anche i necessari accessori, come il cavalletto, la sospensione con impugnatura e il “windjammer” (il pittoresco pelo che fa sembrare i registratori strani animaletti), hanno ovviamente fatto parte del kit. Con la prospettiva di ampliare l’universo trasducibile in segnale sonoro, ho portato con me anche una serie di microfoni piezolelettrici a contatto, autocostruiti, muniti di un preamplificatore, sempre Do It Yourself, ed una coppia di idrofoni, casomai mi fosse venuta voglia di registrare suoni in acqua o in altri liquidi.

È evidente che una settimana di residenza ha tempi abbastanza stretti, sia per la ricerca ed analisi delle fonti sonore che per il loro editing finale, pertanto la parola d’ordine è stata: ottimizzare. Si comincia subito a girare armati di registratore a San Marco dei Cavoti quando uno strano cinguettio attira la nostra attenzione: ma c’è qualcosa di strano sia nella cadenza, quasi di precisione meccanica, che nella costanza dell’intensità. Insospettiti, riusciamo a capire non senza difficoltà che non si tratta di un Turdus merula sanmarchese ma del cicalino di un allarme posto su un palazzo storico con le batterie quasi scariche. Un modo divertente per cominciare l’avventura.

La maggior parte dei suoni biofonici e geofonici sono stati acquisiti al crepuscolo (questa volta al tramonto) in località Casaldianni, un’area leggermente defilata da San Marco dei Cavoti e Molinara. Guidato dai ragazzi della Cooperativa Lentamente, scesi in fondo ad una valle, dove ci siamo imbattuti in una mamma cinghiale con il piccolo a seguito purtroppo fuggiti via prima prima del “rec”, ho potuto registrare il delicato ronzio degli insetti, il frastuono degli immancabili grilli e il gracidare delle rane accompagnato dallo scorrere dell’acqua vicino alla riva di un torrente. Ma il suono che più ci ha divertito è stato il “djü” di un assiolo proveniente dal mio canale sinistro e successivamente riverberato in tutta la valle.

Visualizzando queste registrazioni con uno spettrogramma (un grafico che permette di vedere l’evolvere nel tempo di frequenza ed intensità di un suono) non posso fare a meno di pensare a quanto affermato da Krause a seguito dell’osservazione del vastissimo materiale che ha registrato negli anni: tutto lo spettro sonoro in naura è in equilibrio, le vocalizzazioni di animali e insetti (fondamentali e formanti) tendono ad occupare piccole bande di frequenza lasciandone libere altre in cui si inseriscono le vocalizzazioni degli altri animali ed insetti.

Dallo spettrogramma della registrazione di quel giorno sono evidenti delle strisce orizzontali sulle frequenze tra 4000-5000 Hz e 9000-13000 Hz occupate dagli insetti mentre i trattini tra 1200-1800 Hz sono il “djü” dell’assiolo. Ad ognuno il suo spazio, insomma.

Restando in tema di insetti, per registrare i suoni della produzione del miele siamo andati a caccia di api. Non capita tutti i giorni di avere la possibilità di fare una registrazione ravvicinata in piena sicurezza su un’arnia. Il mestiere di apicoltore comporta attenzione, meticolosità e soprattutto passione, quindi è facile avere a che fare con persone che amano quello che fanno. E anche nel nostro caso, troviamo una persona disponibilissima e pronta a soddisfare ogni nostra curiosità. Riascoltando quella miriade di insetti, ne viene fuori un suono denso, che mi fa pensare ad uno sciame con un leggero effetto di chorus/flanger. Nella filiera della produzione del miele ho registrato anche una serie di macchinari, ma alla vista del serbatoio in acciaio pieno di miele, è stata molto forte la tentazione di calarci dentro un idrofono e ascoltare cosa sarebbe accaduto.

Mentre la registrazione delle api è avvenuta senza pericolo, la registrazione dei suoni di acqua si è rivelata più difficoltosa. Ci spostiamo tra San Marco e Molinara e sulle rive del torrente Tamaricchio ho voluto registrare con tre canali, una coppia stereo XY ed un idrofono. Questa incauta operazione mi ha costretto ad avvicinarmi troppo all’acqua ed un piede messo male sulla fanghiglia ha fatto il resto: in un attimo mi sono trovato gambe all’aria. Con un po’ di fortuna ed un po’ di destrezza sono riuscito a non danneggiare il registratore e portare a casa la registrazione. La sequenza sonora del misfatto è stata involontariamente documentata dal buon Luca (Buoninfante): “Salvare il salvabile” è stato da qui in poi uno dei tormentoni della settimana di residenza.

Al museo degli orologi di San Marco mi sono confrontato con le meccaniche di antichi orologi da torre e con le risonanze delle campane. Orologi e campane che hanno creato in passato le impronte sonore di piazze o di interi paesi e città, ora sono conservate in stanze riverberanti. Microfoni a contatto sono stati applicati sulle strutture metalliche degli orologi e microfoni stereo sono serviti per registrare gli ambienti.

Le campane sono state riprese con una coppia di microfoni a contatto posizionati sul corpo del vaso sonoro, uno internamente ed uno esternamente, perché volevo scorrelare l’energia riverberata dagli ambienti e catturare soltanto la secca coda inarmonica e metallica costituita dallo smorzamento delle risonanze. Effetto singolare è risultato la registrazione di ambiente con i numerosi orologi in funzione in contemporanea: anche se le leggi della fisica non approverebbero in questo caso (perché ogni orologio è collegato agli altri tramite un vincolo rigido e fisso) mi viene in mente il famoso esperimento dei metronomi che dopo un po’ di tempo si mettono ad oscillare tutti in fase.

La parte collinare del fortore è una zona molto ventosa e da qualche decennio sono presenti diversi parchi eolici. Questi giganteschi mulini hanno modificato la skyline e diventando parte integrante del paesaggio: di giorno con le loro pale in movimento e di notte con le rosse lucine intermittenti di segnalazione. Oggi la parola eolico si associa al Fortore quasi quanto la parola croccantino. Non poteva dunque mancare una particolare attenzione al soundscape di questo scenario. Mi sono occupato in passato di inquinamento acustico generato da parchi eolici, ma questa è stata la prima volta in cui mi ci sono avvicinato con un approccio meno tecnico e più creativo. Collocare un microfono vicino una pala eolica è sempre un po’ problematico a causa delle interferenze del vento.

In condizioni critiche, il vento colpisce direttamente le capsule del microfono, causando distorsioni e un “rombo” a bassa frequenza che arretra il fronte sonoro degli altri suoni. Bisogna attuare una serie di accorgimenti affichè il suono del vento sia ‘riprendibile’, evitando allo stesso tempo il disturbo che a livello aerodinamico è causato dall’impatto diretto sui microfoni. Armato di windjammer, cercando una posizione tale da evitare il vento diretto, mi sono adagiato sotto le torri in funzione per riprendere il periodico “whoosh” di modulazione che caratterizza il passaggio della pala vicino alla torre. Un altro suono misterioso, di tipo tonale e bassa frequenza (intorno agli 80 Hz), irradiava dalle strutture della torre; è bastato collocare sulle torri o sui tralicci dei generatori eolici alcuni dei miei microfoni piezoelettrici a contatto per catturarne l’essenza.

Nella settimana di residenza ho eseguito numerose altre riprese sonore, dagli emozionanti racconti degli anziani a “La Mattinata” eseguita della Banda comunale di Molinara, che hanno ulteriormente arricchito il database sonoro del Fortore.

Prima di concludere, voglio dedicare poche righe al trattamento dei suoni ripresi. Ho preferito lavorare con un editing poco invasivo riducendo a zero l’applicazione degli effetti in maniera creativa e preferendo quasi esclusivamente equalizzare. Ho enfatizzato le giuste frequenze in ogni registrazione attraverso l’attenuazione di quelle non interessanti. Analogamente, ho sfruttato la naturale spazialità delle riprese sonore piuttosto che arricchire le registrazioni di delay e riverberi.
Adesso non mi resta che augurarvi buon ascolto.